| Sarei entrato nel guinness dei primati ... o dei "primati" (quelli del regno animale) ? Non lo, per ora devo solo affrontare il risveglio e capire ... Il calendario è sbagliato? "Anno 2067 - Gennaio" Il mio ricordo era fermo a al 2009 e ora il calendario mi urla un'altra cosa. Boh !? Sinceramente non mi interessa molto e, se non altro, è l'ultimo problema che ora mi preoccupa. Beh, forse non proprio l'ultimo, ma certamente non il primo. Ora la sensazione più opprimente è questo silenzio artificiale, questa luce perfetta, questa mancanza di ... tutto. Solo io, il mio lettino e attorno tutto scrupolosamente "minimal", giusto per vedere il bicchiere mezzo pieno. Per la verità attorno non c'è nulla, è un tutto pieno di vuoto. No, non è un sogno. Sono sicuro. Ho già toccato le pareti, il mio corpo, la consistenza del lettino, ho sentito il suono della mia voce. Tutto normale. Tutto vero. Solo il calendario si permette la confidenza di sussurrarmi qualcosa ... lancia il suo messaggio con incredibile semplicità. Attorno il tutto/niente è come il viso di una donna bellissima che non riuscirai mai a conoscere. Assolutamente afona ma dal fascino sconcertante. Non ha bisogno di essere toccata, non cerca la tua presenza ma ti avvolge misteriosa nel suo silenzio. Chissà che giorno è oggi... Sarà il 3, il 18 o il 25 gennaio di quest'improbabile 2067? E che importanza ha? Come un reduce dalla guerra del 15 -18 che tornato a casa si preoccupi se la sua giacca che aveva lasciato qualche anno prima è stata stirata, così mi sento io, a preoccuparmi di che giorno è, senza prestare attenzione all'urlo che mi risuona nel cervello: "2067? sono impazzito?". Il silenzio ovattato non lasciava spazio a distrazioni. Quel senso di attesa senza scadenze, quello zero che campeggiava tra i conti del mio cervello, quella sensazione che tutto non avesse bisogno di alcuna trasformazione e che non esisteva nessun evento che potesse accadere, era la scenografia improbabile di un’opera di arte concettuale scappata da qualche galleria e piombata con violenza ad occupare un pezzo di realtà.
"Perchè proprio a me?" Già, un tranquillo superburocrate, inchiodato alla sua solitudine fatta di lentezze, di abitudini, di giorni pieni di speranza e poi degni di una sbornia. "Queste sono storie da frikkettoni, da gente che si imbottisce di acidi..." Si, sicuramente la scenografia è da fine serata di un gruppo di amici smanettoni di trip e droghe sintetiche: "Che c'entro io?" Attorno la donna bella e impenetrabile, parente srtetta del silenzio e del nulla, inizia a lasciar andare qualche segno. Inizia a scoprirsi. Qualche rumore, sordo. Qualche battito di vita che non riesce a rimanere fuori, distante, come una donna incazzata che inizia a lasciare uscire la sua rabbia, ma rimane ancora nascosta, impaurita dal castigo che l'aspetta. Rumori. Fuori. Ovattati. Vibrazioni e voci vicine ma assorbite da un muro afono. Ovatta tra me e il mondo. "Ammesso che questo sia davvero il mondo o, almeno un mondo, e che non stia giocando con la mia fantasia" Inizio a sciogliere le dita intorpidite. Nulla mi costringe su quel lettino, se non una strana stanchezza, più simile alla depressione che al senso di soddisfazione dopo una maratona. Mi siedo sul lettino. Mi gira la testa. E' tutto cosi' lento. Ogni movimento è pieno di fatica. Ogni odore è ingabbiato nella stessa ovatta che tiene fuori i rumori. Potrei urlare ma sento che è inutile. Sento pochissimo e pochissimo sentirebbe quello straccio di vita che si muove là fuori. Continuo ad esplorare il mio corpo. "Almeno è tutto a posto" Si, ci sono tutto e sembra che tutto funzioni, forse con lentezza e fatica, ma è tutto in ordine, come una Mercedes del '70 che si accende dopo una settimana di gelo. |